I giovani NEET: un problema di dis-orientamento?

Il livello di disorientamento delle giovani generazioni è in continua crescita sia in funzione diretta dell’aumento della complessità sociale, sia in base alla grande incertezza determinata dai cambiamenti dei tradizionali percorsi di formazione e di accesso al lavoro. Soprattutto in tempo di crisi scegliere bene una professione, un mestiere, un percorso di studio è una sfida che non tutti i giovani hanno la forza e la volontà di affrontare e anche le famiglie e le istituzioni sono in grande difficoltà a fornire risposte adeguate. L’Italia, in questa prospettiva, ha purtroppo il triste primato europeo dei cosiddetti “NEET”.

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L’acronimo NEET (Not engaged in Education, Employment or Training) è usato per descrivere i giovani sotto i 30 anni che non studiano, non fanno formazione e non lavorano. Il termine è entrato nel dibattito politico negli ultimi anni a causa dell’impatto esponenziale che la recessione ha avuto sui giovani. Il tasso di disoccupazione giovanile in alcuni Paesi è doppio rispetto al tasso generale. In Europa sono circa 14 milioni i giovani NEET, con gravissimi rischi a livello sociale ed economico, oltre ovviamente al profondo disagio delle singole persone e delle famiglie. Dall’analisi dei dati emergono rilevanti differenze tra le singole regioni e tra i diversi Paesi. I tassi variano da livelli molto contenuti, come il 5,5% di NEETs (15-24 anni) nei Paesi Bassi, a situazioni di portata allarmante come il 22,7% dell’Italia (Eurofound – http://eurofound.europa.eu/it/emcc/labourmarket/youth). Inoltre, la fotografia che emerge dai dati indica anche che tra i giovani provenienti da un contesto di immigrazione il rischio di diventare NEET è del 70% superiore rispetto agli altri giovani. Anche avere un problema di salute o una disabilità purtroppo è un fattore che aumenta il livello del rischio.

L’Europa in questi anni recenti ha preso sul serio questo problema, finanziando alcune misure e programmi Europei per fronteggiare le negative conseguenze di questo crescente disimpegno: prima di tutto con il lancio del programma Garanzia Giovani nei paesi con i livelli di disagio maggiori (http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=1079&langId=it). Anche i migliori programmi rischiano purtroppo di incidere molto poco, se non sono adeguatamente supportati da azioni di sistema, a livello locale: il miglioramento dei servizi di orientamento per il nostro Paese rappresenta un nodo cruciale per prevenire l’abbandono scolastico e formativo di moltissimi ragazzi, che si perdono prima ancora di conseguire un titolo di studio o una qualifica professionale. Questo significa la perdita di una parte decisiva del potenziale professionale per le sfide future e la competitività del nostro sistema economico. Per questo motivo è fondamentale l’orientamento e la dotazione di strumenti utili a sostenere i processi di accesso e adesione ai programmi.
Per accedere al programma Garanzia Giovani a livello nazionale: http://www.garanziagiovani.gov.it/Pagine/default.aspx

 

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